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Il primo Giro d'Italia 1909 PDF Stampa E-mail
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 Il primo Giro d’Italia

e La Gazzetta dello Sport

Racconti di imprese memorabili

di Leonardo Arrighi 

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Prima pagina della Gazzetta dello Sport del 24 agosto1908,
giorno in cui venne annunciata l’organizzazione del
primo Giro d’Italia
 
La narrazione del primo Giro d’Italia, svoltosi nel 1909, non può prescindere da una analisi riguardante il ruolo fondamentale rivestito dalla Gazzetta dello Sport nell’organizzazione di tale manifestazione.
 
Il ciclismo è sempre stato un polo attrattivo molto forte per la Gazzetta dello Sport, nata il 3 aprile 1896 dalla fusione di due settimanali (i quali rinunciarono entrambi ai loro nome): La Tripletta, fondata dallo studente in lettere Eugenio Camillo Costamagna nel 1894 (questo sarà il riferimento temporale a cui farà riferimento il conteggio degli anni della Gazzetta) e Il Ciclista (1892) dell’avvocato Eliseo Rivera. Inizialmente la Gazzetta dello Sport non veniva stampata con una cadenza quotidiana (solo nel primo dopoguerra potrà orgogliosamente, sotto la testata, rimarcare il raggiungimento del proprio risultato con un «esce tutti i giorni»), ma usciva due volte alla settimana: lunedì e venerdì, con impressione su carta verdolina.
 
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  Testata del primo numero della Gazzetta dello Sport
(3 aprile 1896)
 
Il 24 agosto 1908 il direttore della Gazzetta dello Sport Eugenio Costamagna - che utilizzava lo pseudonimo «Magno» per firmare alcuni dei suoi articoli, mentre altri non presentavano alcun riferimento all’autore - annuncia l’organizzazione del primo Giro d’Italia per l’anno successivo. Il Giro ha tre figure di riferimento: il suddetto Costamagna, Armando Cougnet e Tullo Morgagni. Proprio quest’ultimo, venuto a sapere che il Corriere della Sera stava progettando di allestire una corsa sul modello del Giro automobilistico d’Italia , riuscì a convincere Costamagna e Cougnet ad accelerare i tempi.
 
Mercoledì 12 maggio 1909 la Gazzetta dello Sport annuncia l’«Anno I» del Giro d’Italia , terza corsa organizzata dal giornale, che già si era impegnato nell’ideazione del Giro di Lombardia (1905) e nella Milano-Sanremo (1907). La Gazzetta in quell’anno prevedeva già una tiratura di 100.000 copie ed aveva ottenuto la sua veste rosa (dal 2 gennaio 1899) e le proprie uscite bisettimanali erano diventate trisettimanali. «Corsa ciclistica internazionale organizzata dalla Gazzetta dello Sport 13-30 maggio» è il sottotitolo apparso sul giornale del 12 maggio 1909.
 
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Il manifesto (collezione Marco Ferrero) del primo
Giro d'Italia 1909 organizzato dalla Gazzetta dello Sport
 
La ragione dell’aggettivo «internazionale» risiede nella presenza di 20 corridori stranieri (tra cui Petit-Breton, vincitore degli ultimi tre Tour de France) tra i 166 iscritti. In realtà al via saranno 127 corridori, suddivisi tra professionisti e dilettanti, i quali spesso si troveranno a contendere la vittoria agli atleti più blasonati. Solo 49 giungeranno al traguardo finale. Il Giro, della lunghezza complessiva di 2546 km, era diviso in 8 tappe da affrontare in 18 giorni. La vera ragione degli intervalli, di uno o due giorni, tra una frazione e l’altra, va ricercata nella volontà di pervenire ad un equilibrio tra le esigenze degli atleti e quelle dal tifo, cade; a Torino gli organizzatori arrivano al punto di spostare il luogo di arrivo, all’insaputa del pubblico, per evitare un pericoloso accerchiamento.
 
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  Luigi Ganna vincitore del primo Giro d’Italia
 
Il giudici di gara sono impegnati anche nella scoperta dei primi bari, che cercano di percorre parte del tracciato in treno (per questo saranno estromessi dalla competizione).Il romano Beni giunge primo a Bologna, Cuniolo a Chieti, Rossignoli vince a Napoli e a Genova. Ganna coglie tre vittorie fondamentali a Roma, Firenze e Torino. Il Giro d’Italia raccoglie notevoli consensi: le località attraversate dalla corsa riservano, in molto casi, una calorosa accoglienza agli atleti, che si trovano attorniati dal suono delle fanfare e da ragazze esultanti. Sulla strada che porta a Roma, però, una grande quantità di chiodi provoca la foratura di molte gomme.
 
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   Carlo Galetti secondo classificato al primo Giro d’Italia.
Nel 1910 e nel 1911 sarà il vincitore del Giro d’Italia
 
Si verificano errori di percorso (il primo è al bivio per Forlì). All’interno del gruppo si inseriscono ciclomani pericolosi; Cougnet sarà costretto ad usare la frusta, a Napoli, per proteggere Galetti in fuga. Sull’ultimo traguardo Rossignoli è atterrato da un cavallo imbizzarrito dei Lancieri di Novara.A lottare per la vittoria finale sono tre corridori: Ganna, Galetti e Rossignoli. Il 30 maggio, nell’ultima tappa Torino-Milano, l’unica incognita per Ganna, che guida la classifica con 3 punti di vantaggio su Galetti, sembra essere la volata. Invece quella frazione conclusiva avrà uno svolgimento ricco di colpi di scena: Ganna, a 75 km dall’arrivo, fora.
 
In quel frangente Galetti e Rossignoli lo attaccano e solo il passaggio a livello di Rho, che frena gli attaccanti a 15 km dal termine, salva il primato del campione di Olona. Quest’ultimo si riaggancia ai due rivali. L’ordine di arrivo della tappa, conclusasi in volata, sarà: Beni, Galetti, Ganna.La classifica finale assegna la vittoria del primo Giro d’Italia a Ganna, che con 25 punti precede Galetti (27) e Rossignoli (40). Anche se non ritengo corretto stilare delle teoriche graduatorie, sulla base di regole non previste per la competizione contingente, è interessante annotare il fatto che: se la corsa fosse stata disputata, tenendo conto dei tempi, con 23’34” su Galetti e 36’54” su Ganna, Il Giro sarebbe stato vinto da Rossignoli.
 
La narrazione del primo Giro d’Italia:
cronache giornalistiche
 
Le vicende riguardanti il primo Giro d’Italia, possono essere fruite solo attraverso un’attenta e dettagliata analisi degli articoli giornalistici apparsi sulla Gazzetta dello Sport. Questi testi sono una vera miniera di informazioni non solo sportive, ma anche storiche, sociali e letterarie. Ciò che colpisce immediatamente è il modo stesso di fare cronaca, che si avvale di uno stile molto elegante e di un portato culturale di notevole vastità (attributi raramente riscontrabili nei testi giornalistici attuali).
 
Il giornalismo sportivo di quegli anni annoverava, tra i propri protagonisti, professionisti molto preparati e abili nell’utilizzo di testi classici (da cui trarre citazioni), di similitudini (anche ardite, ma spesso di interessante spessore letterario), di concordanze e di una aggettivazione molto ricercata.
 
L’impiego di un linguaggio colto e forbito, di una prosa appropriata, vengono anche sapientemente accantonati per lasciare spazio alla rapida e oggettiva descrizione delle vicende sportive. I giornalisti di riferimento, Costamagna (direttore della Gazzetta dello Sport) e Cougnet, si propongono come dei poetici traduttori degli eventi agonistici; questo atteggiamento, adottato con grande maestria, non manca, sulla forte pressione dell’entusiasmo per le grandi gesta atletiche, di sfociare in un eccesso di tono enfatico.
 
Le uscite della Gazzetta dello Sport, che si occuparono delle varie tappe del primo Giro d’Italia, presentano un nutrito numero di brevi articoli, ognuno teso a porre in evidenza qualche elemento fondamentale della manifestazione sportiva. Lo schema più ricorrente è quello in cui si possono riscontrare alcuni brani giornalistici iniziali in cui il lettore viene informato degli episodi salienti e decisivi, successivamente si arricchisce la narrazione con una serie di testi che riportano in maniera puntuale lo svolgimento della tappa.
 
Questi reportage si alimentano degli eventi, i quali però vengono sempre osservati in maniera originale , non accontentandosi della distaccata analisi dei risultati agonistici. L’addizione di elementi letterari e storici fanno di questi articoli dei veri e propri capitoli di un appassionante romanzo d’appendice.
 
 
 
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