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Felice Gimondi maglia gialla al tour del 1965 PDF Stampa E-mail

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LA MAGLIA GIALLA DI FELICE
 
L’esordio vincente di Gimondi
 
 al Tour de France 1965
 
di Leonardo Arrighi 
 
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   Felice con la maglia di Campione Italiano
(titolo conseguito in due occasioni: 1968, 1972).
 
Felice Gimondi è uno degli ultimi miti viventi del ciclismo mondiale. La sua leggenda, possiamo esserne certi, non tramonterà mai; anzi, il susseguirsi delle stagioni, ne accrescerà ulteriormente la dimensione. 

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Felice Gimondi con la maglia della Salvarani.
 
Felice viene annoverato tra gli eroi dello sport a pedali non soltanto per il suo inesauribile palmarès, ma soprattutto per il coinvolgimento popolare, che è scaturito dalle sue cavalcate trionfali.
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Felice in maglia rosa.
 
Il carniere di vittorie del campione bergamasco (nato il 29 settembre del 1942) è caratterizzato da una rara completezza, del resto lo stesso Gimondi è sempre stato definito un corridore completo, con una grande predisposizione per le prove a cronometro.
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Gimondi impegnato in una tappa di montagna
del Giro d’Italia del 1969.
 
Tra i suoi allori più prestigiosi possiamo annotare: 1 Tour de France (1965), 3 Giri d’Italia (1967, 1969, 1976), 1 Vuelta a España (1968), 1 Campionato Mondiale (1973), 2 Campionati Italiani (1968, 1972), 2 Giri di Lombardia (1966, 1973), 1 Parigi-Roubaix (1966), 1 Milano-Sanremo (1974), 2 Parigi-Bruxelles (1966, 1976).
 
Leggendo questo elenco è fondamentale sottolineare come Felice appartenga al ristretto gruppo di ciclisti – gli altri sono: Jacques Anquetil, Eddy Merckx, Bernard Hinault, Alberto Contador – che sono riusciti ad imporsi nelle tre corse a tappe più prestigiose del mondo (Giro, Tour e Vuelta).
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Gimondi in corsa.
 
L’esperienza agonistica del campione lombardo è stata caratterizzata anche dalla rivalità con Merckx; quest’ultimo ha sicuramente sottratto alcune soddisfazioni a Gimondi, anche se Felice è riuscito a proporsi costantemente come l’avversario più accreditato del ciclista belga.
 
Il rapporto tra i due grandi atleti è sempre stato di reciproco rispetto e lo stesso Gimondi, riconoscendo le grandi qualità di Eddy, non è mai venuto meno alla propria onestà. Felice, al primo anno da professionista (1965), ha scritto una delle pagine sportive più importanti della sua carriera e dello sport italiano.
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Felice in maglia gialla.
 
Il giovane atleta si presenta al Giro d’Italia come gregario di Vittorio Adorni e al termine della corsa a tappe riesce ad aggiudicarsi il terzo posto nella classifica generale (dietro al suo capitano e ad Italo Zilioli). Luciano Pezzi, direttore sportivo della Salvarani (la prima squadra di Felice), viene colpito dalla condotta di gara dell’esordiente, che ha terminato il Giro migliorando sempre le proprie prestazioni.
 
Dopo il secondo posto nel Gran Premio Castrocaro (corsa a cronometro vinta da Anquetil) e soprattutto a causa delle defezioni di tre compagni di squadra, ammalatisi alla vigilia del Tour, Felice viene obbligato a prendere parte alla corsa francese.
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Gimondi con la maglia di Campione del Mondo
(titolo conquistato a Barcellona nel 1973).
 
La cinquantaduesima edizione del Tour de France – partenza: 22 giugno da Colonia (Ger) – prevede un percorso di 22 tappe, per un totale di 4177 km. Tra i 130 partenti, Gimondi non è considerato uno dei favoriti, però, nonostante la presenza di Adorni (capitano della sua formazione), Felice riesce a mettersi in evidenza già nella IIª tappa (Liegi-Roubaix di 200,5 km), giungendo secondo.
 
Il giorno successivo il campione bergamasco ottiene il suo primo successo tra i professionisti (IIIª frazione: Roubaix-Rouen di 240 km) ed indossa la maglia gialla. Al termine della VIIª giornata di gara (La Baule-La Rochelle di 219 km) Felice cede la prima posizione al belga Bernard Vandekerkhove. Nella tappa pirenaica del 30 giugno (IXª frazione: Dax-Bagnerés de Bigorre) si veste nuovamente di giallo, mostrando solidità mentale ed atletica.
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  Felice Gimondi con la maglia iridata.
 
Nei giorni seguenti, Gimondi gestisce la contesa sportiva con serenità; uno dei momenti decisivi si verifica nella XIVª tappa (Montpellier-Mont Ventoux di 173 km). In questo frangente, Felice è costretto ad esibire tutta la sua tenacia per respingere gli attacchi di Raymond Poulidor, Gianni Motta e Julio Jiménez, i quali tentano, senza successo, di distanziare pesantemente Gimondi sulla terribile salita del Mont Ventoux.
 
Il giovane campione mantiene – a dispetto della diffidenza che lo circonda – la maglia gialla e nella cronoscalata di 27 km (prevista per la XVIIIª tappa) da Aix-les-Bains a Revard, Felice Gimondi vince, staccando Poulidor di 23’’ e Roger Pingeon di 1’40’’. Rafforzato il primato, Gimondi, durante la XXª frazione, commette una inconsueta leggerezza tattica.
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  Gimondi in corsa.
 
Infatti il ciclista lombardo, innervosito a causa dei continui scatti di un corridore belga, decide di riprenderlo in prima persona e dopo poche pedalate si ritrova solitario in fuga. I suoi compagni più esperti (Diego Ronchini e Arnaldo Panbianco) organizzano l’inseguimento e, una volta raggiunto, lo redarguiscono senza mezzi termini, spiegandogli l’assurdità del suo gesto.
 
Fortunatamente tutto si risolve senza conseguenze e Felice riesce a mantenere la prima posizione fino all’ultima tappa del 14 luglio (Versailles-Parigi di 38 km). Durante questa cronometro conclusiva, Gimondi incrementa il suo vantaggio sugli avversari e conquista la terza vittoria parziale al Tour.
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Felice Gimondi con la maglia rosa.
 
La classifica generale recita: 1. Felice Gimondi; 2. Raymond Poulidor a 2’40’’; 3. Gianni Motta a 9’18’’. Il successo all’esordio ottenuto da Felice mostra la caratura di questo campione, ma soprattutto evidenzia l’importanza della personalità di un grande ciclista.
 
Il fuoriclasse lombardo avrebbe potuto ricoprire un ruolo da comprimario, sia per doveri di squadra sia a causa delle pressioni esterne. Invece Gimondi, fin dalle prime tappe, ha deciso di gareggiare senza porre limiti alle proprie possibilità ed ambizioni, pur non venendo meno alla lealtà verso la propria formazione.
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Felice Gimondi ed Eddy Merckx.
 
In questo modo è riuscito a cogliere una vittoria importante per la sua carriera, ma anche per il ciclismo italiano, che non ha sempre ottenuto i risultati sperati in terra francese. Infatti le affermazioni italiane al Tour de France sono soltanto nove: Ottavio Bottecchia (1924, 1925), Gino Bartali (1938, 1948), Fausto Coppi (1949, 1952), Gastone Nencini (1960), Felice Gimondi (1965), Marco Pantani (1998).
 
L’auspicio è che i ciclisti italiani, prima di partecipare al Tour, rileggano l’esperienza di Gimondi e possano trarre ispirazione dalla rispettosa impudenza con cui il lombardo ha realizzato il suo sogno giallo.
 
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